Ora d’oro

Ci sono momenti, nella vita, in cui occorre concentrarsi. È una questione fisiologica, ma a volte è necessario un piccolo sforzo. Alcuni preferiscono non avere distrazioni, mentre lo fanno. Altri, invece, hanno bisogno di leggere qualcosa. Qualsiasi cosa. Avete presente Vincent Vega in Pulp Fiction? C’è chi fantastica sul proprio futuro da rock star e chi, immerso nei pensieri, perde persino di vista l’obiettivo, come accaduto a Milan Dzombic, un serbo di 76 anni trovato mummificato proprio lì, nella sua casa a Belgrado.

Le ricerche parlano chiaro: meglio non pensarci troppo, mentre lo fai. Ed è per questo il designer britannico Mahabir Gill ha avuto la geniale idea di progettare quel posto lì leggermente inclinato, per far sì che non si ripeta il triste destino di Dzombic. Bastano 13 gradi di pendenza per salvare vite umane.

La verità è che ci piace. Ci piace rischiare la vita mentre lo facciamo, anche se lì fuori nessuno lo capisce. Così come è facile capire perché qualcuno l’abbia pure rubato, il water. Si trattava della famosa opera d’arte in oro massiccio di Maurizio Cattelan esposta – e funzionante – al Blenheim Palace, in Gran Bretagna. La casa natale di Winston Churchill.

Erano le 5 del mattino del 14 settembre 2019 quando l’opera venne trafugata. Una cosa è certa: in quel momento non scappava a nessuno dei ladri. Che te ne fai di cento chili d’oro se ti stai cagando addosso? Neanche i suoi 5 milioni e mezzo di euro dell’epoca, di cui più di 3 milioni di euro solo di materia prima, potrebbero bastare per rimandare un’evacuazione imminente e irrevocabile.

In questi giorni, l’unico esemplare di “America” – questo il nome dell’opera di Cattelan – rimasto al mondo (originariamente ne erano due), verrà battuto all’asta da Sotheby’s con un prezzo di partenza che si preannuncia di circa 10 milioni di dollari. Carta igienica esclusa.

Di certo non avrà lo stesso valore di quello di Cattelan, ma il misterioso water ritrovato tra i campi di Montagna Longa, in provincia di Palermo, potrebbe avere anch’esso un grande valore. Qualcuno sospetta si tratti del water di bordo del volo Alitalia AZ112, partito da Roma Fiumicino e diretto a Palermo, che si schiantò contro la montagna durante la discesa, il 5 maggio 1972. I 108 passeggeri e i 7 membri dell’equipaggio morirono sul colpo.

«Tra i passeggeri – scrive Il Fatto Quotidiano – c’era anche Ignazio Alcamo, procuratore di Palermo che aveva proposto il confino per il costruttore Francesco Vassallo (tra i responsabili del cosiddetto sacco di Palermo, la maxi speculazione edilizia che colpì il centro del capoluogo siciliano), ma pure per Ninetta Bagarella, all’epoca fidanzata e poi moglie di Totò Riina. A bordo c’era pure il comandante della Guardia di Finanza di Palermo Antonio Fontanelli, il regista Franco Indovina, che raccoglieva informazioni per un film su Enrico Mattei».

Le indagini di quegli anni stabilirono che si trattò di un errore dei piloti, ma come capita spesso all’Italia dei disastri aerei, non sembra sia stata mai chiarita del tutto la dinamica dell’incidente. Ora qualcuno spera che quel water, trovato nelle campagne palermitane, possa aggiungere qualche elemento alla tesi dell’attentato.

Il motivo per cui vale così tanto, un water, non è per perché lo fai tutto d’oro. Anche un cesso di plastica può avere un valore inestimabile. L’unico problema è che non puoi batterlo all’asta. La verità non ha prezzo, però spesso è lì che va a finire. In quel posto dove tutte le mattine poggi il tuo sedere, nella tua impagabile ora d’oro.