Immaginate per un attimo di essere nel 1970. I Beatles hanno appena lanciato quella che diventerà una delle canzoni più famose del quartetto: Let it be. In Italia, invece, le radio trasmettono un brano di Orietta Galimberti. Non vi dice niente, vero? Forse perché la conoscete con il nome di Orietta Berti. Il suo brano non supererà l’ottava posizione dell’hit parade di quell’anno, ma quel motivetto si infilerà come un tarlo nella testa di milioni di italiani. La conosciamo tutti, fin che la barca va.
Se avete bisogno di qualche dritta di navigazione, però, lasciate perdere questa canzone. I marinai lo sanno bene. Se senti suonare una campanella mentre stai attraversando l’oceano, non è l’amore che viene. È più probabile che si tratti di un iceberg. Non per nulla l’ingegneria navale ha sviluppato studi avanzati su come far fronte agli imprevisti. Il colpo di fulmine, se sei in mare aperto, non è mai da escludere.
Cosa diceva la legge di Murphy? Se qualcosa può andare storto, allora certamente lo farà. Se pensate che questa sia solo una battuta, dovrete ricredervi. Edward Aloysius Murphy era uno scienziato al servizio dell’aeronautica militare degli Stati Uniti e quella che prese il suo nome non era altro che l’inizio di una vera e propria disciplina: la gestione del rischio.
Certo, Murphy non ha utilizzato le parole che gli attribuiamo e a dirla tutta non è stato neanche il primo a postulare la sfiga. Già alla fine del XVIII secolo, un editore britannico di nome David Steel, specializzato in architettura navale, aveva capito che se vuoi affrontare il pericolo, devi prepararti al peggio. Poi, con l’arrivo della propulsione a vapore e tutta una serie di gravi incidenti navali, gli ingegneri iniziarono a prendere sul serio il principio che anche l’improbabile possa accadere.
Dopo tre secoli non l’abbiamo ancora capito. Provate a chiederglielo agli organizzatori della trentesima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, la Cop30 tenutasi a Belém, in Brasile. Se pensate sia impossibile che un evento mondiale contro il riscaldamento globale possa letteralmente andare a fuoco, sappiate che vi sbagliate di grosso. È il peggio che possa capitare ad un evento del genere, ma può accadere. Ed è così che un incendio ha bloccato i lavori della Conferenza. Il cortocircuito più dannoso, tuttavia, non è stato quello che ha interessato il padiglione avvolto dalle fiamme, ma quello che ha mandato in fumo il problema dei combustibili fossili nell’accordo finale. Che in pratica è come ordinare una carbonara e veder arrivare un piatto di pasta in bianco.
Pensate. Nello stesso anno in cui i ragazzi di Liverpool e l’usignolo di Cavriago cantavano le loro nuove hit, c’era chi invece si era già accorto che la barca su cui l’umanità era stipata stava prendendo una direzione sbagliata. Era il 22 aprile 1970 e ben 20 milioni di americani risposero all’appello del senatore democratico Gaylord Nelson, dando vita a una storica mobilitazione in difesa del pianeta. Nacque così il primo Earth Day. Sono passati 55 anni. I Beatles non ci sono più, ma Orietta Berti sì. E noi, noi siamo ancora su quella barca. Il mondo attorno brucia, brucia davvero, ma è come se qualcuno continuasse a sussurrarci… tu non remare. Let it be.